Descrizione
Montevertine 2023 nasce a Radda in Chianti, nel cuore del Chianti Classico, da vigneti situati tra i 400 e i 500 metri di altitudine su suoli di galestro e alberese, elementi fondamentali per definire il carattere elegante e territoriale di questo vino. Prodotto da Montevertine, rappresenta una delle interpretazioni più autentiche del Sangiovese in assemblaggio con Canaiolo e Colorino, mantenendo una forte identità legata al territorio.
Le uve vengono raccolte manualmente con un’attenta selezione in vigneto e vinificate in vasche di cemento, dove la fermentazione avviene con una macerazione sulle bucce di circa 20–25 giorni. La fermentazione malolattica si svolge anch’essa in cemento, contribuendo a preservare integrità e precisione aromatica. L’affinamento prosegue poi in botti di rovere di Slavonia di diversa capacità per circa 18 mesi, seguito da un ulteriore periodo in bottiglia prima della messa in commercio.
L’annata 2023, caratterizzata da un andamento climatico complesso con pressione di peronospora e temperature elevate, ha portato a una significativa riduzione delle rese ma anche a una maggiore concentrazione delle uve. Il risultato è un Montevertine 2023 più strutturato e profondo rispetto allo stile classico dell’azienda, con una materia più densa e una prospettiva evolutiva importante.
È un vino che esprime al meglio la tradizione di Radda in Chianti, con una vocazione naturale all’invecchiamento, capace di evolvere per 10–20 anni mantenendo equilibrio ed energia.
Sergio Manetti acquistò Montevertine nel 1967 come casa vacanza per la sua famiglia. Manetti piantò subito due ettari di vigneti e costruì una piccola cantina con l’idea di produrre vino per la famiglia e gli amici. La prima annata prodotta e imbottigliata sotto la supervisione di Sergio Manetti risale al 1971 e fu subito chiaro che non sarebbe stato di un vino “solo per gli amici”. Pochi anni dopo Manetti abbandonò la sua attività principale per dedicarsi a quella che era di ventata la sua nuova passione il vino.
Manetti riconobbe fin da subito le potenzialità del sangiovese e a quello dedicò tutti i suoi sforzi. Nel 1981, a causa del rifiuto del Chianti Classico di approvare un vino che fosse fatto di solo sangiovese, Montevertine lasciò il consorzio Chianti Classico, rinunciando quindi alla denominazione. Nonostante la mancanza formale dell’appellativo, Montevertine resta comunque uno dei rari esempi di un vero Chianti Classico.
Gli ultimi anni hanno visto un passaggio generazionale a Montevertine con la scomparsa di Sergio Manetti, Giulio Gambelli (il maestro assaggiatore della tenuta per molti anni e grande conoscitore del vitigno Sangiovese) e, più recentemente, Bruno Bini (il cantiniere). Montevertine è ora nelle mani di Martino Manetti, figlio di Sergio, e Paolo Salvi, allievo di Gambelli. Entrambi proteggono lo stile e alla filosofia dei loro predecessori.

